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  • Buone vacanze!

    Buone vacanze!

    Il Passo augura a tutti una buona Settimana Santa, Buona Pasqua e Pasquetta.

    Questo martedì e il prossimo il Passo non ci sarà. Ma sarò finalmente vicino a voi a partire da venerdì sera. Ci si vede in giro per augurarsi personalmente una buona rinascita.

    Chiara

  • L’era di Eliana e Laura.

    L’era di Eliana e Laura.

    Eliana Vantaggiato, ex-assessore per la Pubblica istruzione, Cultura, Welfare e servizi sociali e progettazione europea, dimessa a gennaio dalla maggioranza e passata all’opposizione, domenica 26 Marzo è intervenuta pubblicamente per spiegare la sua versione dei fatti. Sulle sue dimissioni ero rimasta appesa alla sola versione della Sindaca e alla lettera di dimissioni di Eliana. Aspettavo qualche informazione in più in effetti.

    Le divergenze caratteriali e le spigolosità personali non mi appassionano, però quando compromettono la buona resa della politica diventano affare di tutti e quindi anche miei, nostri.

    La sensazione dalle parole di Eliana, esponente M5S, è che sia stata fatta fuori attraverso la creazione di un fossato intorno a lei. Per citare un episodio di un progetto con le scuole elementari, lei dice: “Ho dovuto chiedere al referente [della scuola elementare] il favore di interfacciarsi con me, (…) le persone non capivano più chi fosse l’assessore al ramo, oltre al dispendio di energie di parlare ora con uno ora con l’altro della stessa cosa”.

    Solo una persona immersa in un denso fumo gestionale deve saltellare qui e là per farsi ascoltare. Arrivare a limitare il campo d’azione di un delegato fino a vietare i sopralluoghi negli edifici dev’essere frutto di un grave problema di fiducia. Dev’essere difficile svolgere un mestiere del genere se non ci si fida dei collaboratori o se si ha il bisogno di controllo su tutto e tutti.  

    Eliana si dice esclusa e oscurata. Per tenere vicine queste due anime, la composizione della lista civica sarebbe dovuta essere forse semplicemente più equilibrata. Ma forse il fosso era già scritto.

    Una frase come questa  “stando attenta a non prevaricarla nel suo ruolo” è una frase che sono abituata a sentire nel privato, dove però il capo è anche proprietario delle risorse che gestisce. Ma se le risorse che ti ho dato da gestire sono le mie, la prevaricazione del ruolo non ha molto senso se io rappresento una fetta di popolo che mi ha messo qui.

    Se il pomo della discordia è stata un’interrogazione che non ha mai avuto risposta, un impianto fotovoltaico da quasi 1 MW, esteso più di un campo da calcio, allora che lo si svisceri finalmente questo progetto. Se ne diano i dettagli. No, non le pensiline Sindaca, quell’altro impianto.

    Quindi tranquillizziamoci tutti, noi, gli impiegati del comune, i tecnici, i consiglieri che siamo ancora in un paese libero e democratico, che si può parlare di tutto e di tutti, che si possono esprimere delle opinioni e che in una giunta ognuno ha un diritto di voto che può usare liberamente.

    Dopodiché, mi piace sempre ricordare che un edificio imbiancato non mi emoziona più di quanto una buca richiusa, se l’edificio rimane vuoto. Ogni anno a settembre chiedo a qualche mamma quante sezioni ci sono a Collepasso. Che sport fanno i bambini a Collepasso? Quando non fanno scuola e non fanno sport, che cosa fanno? E i nonni? Qualcuno gioca con loro? Come si tengono attivi?

    Invece oggi mi tocca entrare nell’intimo di due donne messe oggi l’una di fronte all’altra. Ritengo Eliana all’altezza della sfida e mi auguro, come anche si augura il consigliere provinciale M5S Cristian Casili, intervenuto domenica, che Eliana e Laura possano collaborare per il benessere del paese, d’ora in poi guardandosi negli occhi e non di profilo. E che bello è scrivere di due nomi femminili alla guida del mio paese.  

  • Pulizie di primavera.

    Pulizie di primavera.

    Il 14 luglio 2022 la Regione ha stanziato 2 milioni per ripulire la Puglia dai rifiuti abbandonati ovunque, in particolare in zone periferiche lontane dagli occhi dove l’inquinatore caparbio può agire indisturbato. Collepasso ha avuto accesso a questi fondi e ottenuto 30 mila euro da consumarsi entro il 30 marzo 2023. Per avere un’idea, è la metà di quanto paghiamo normalmente tutti i mesi; è un po’ di ossigeno ma rappresenta soprattutto un invito per i Comuni. Se si tratta di farsi un giretto extra per raccogliere i rifiuti fuori zona, la Regione li aiuta.

    Lunedì apprendo dai social della Sindaca della pulizia straordinaria del sacchetto selvaggio anche a Collepasso. E leggo il post mentre sono a Napoli per qualche giorno, dove ho affrontato il tema con due squisiti amici napoletani. A volte le concidenze della vita sono incredibili. Ci siamo confrontati sul tema, anche perchè sabato sera ho potuto osservare le orde di ragazzini che si riversano in città e che come tanti Pollicini lasciano il segno del loro passaggio. Mi dispiace sempre molto quando sono le nuove generazioni a deludermi.

    Ritorno con la mente alle nostre campagne intorno al paese e immagino mentre scrivo gli operatori che stanno facendo le pulizie di primavera. Ma la Regione fa molto di più, paga anche Gianni Ciardo e i Boomdabash per uno spot di sensibilizzazione sul sacchetto selvaggio, uno spot circolato soprattutto sui social dove un finto-inconsapevole nonno va in giro con l’ape carica di sacchi, reti e materassi e addirittura una lavatrice in cerca di un luogo di scarico selvaggio.

    La voce di un bambino presenta il nonno Gino come un “tipo in gamba”. E mentre nonno Gino fa volare un sacco nero dal cavalcavia che neanche alle olimpiadi il lancio del disco, il nipotino dice “gli voglio tanto bene”. Ma ovunque provi a scaricare il nonno, appaiono all’improvviso come santi protettori della Puglia i Boomdabash, che da sotto il cavalcavia esclamano a mani giunte “nonno ma ce sta faci!” e lo accompagnano all’isola ecologica. “Vedi nonno, se invece di perdere tutto questo tempo fossimo andati subito all’isola ecologica saremmo stati più felici, io, te, i miei amici Boomdabash e l’ambiente che dobbiamo proteggere”, chiosa il piccolo.

    «Dobbiamo lanciare una grande crociata pugliese – ha affermato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano presentando lo spot – e deve diventare una crociata basata sulla pugliesità: chi si sente pugliese non abbandona rifiuti. Le telecamere e le foto-trappole per individuare gli sporcaccioni sono utili, ma la cosa più importante è che lo sporcaccione rifletta, e smetta di fare una cosa che non gli dà nessun particolare vantaggio».

    Emiliano mi dà pure la risposta alla domanda che mi faccio sul perché dello scarico bucolico: “Il fatto che possa risultare complicato fare la raccolta differenziata non è una ragione valida per abbandonare ovunque sacchetti di immondizia”. Cioè praticamente ci sta dicendo che fare la differenziata risulta complicato per molti. Suppongo che rintracciare il numero verde del servizio a domicilio per i rifiuti speciali sia complicato. Ok, ci può stare, il nonno Gino non è informato. E allora mi è venuta un’idea: “Adotta un lanciatore”.

    Questo è un appello a tutti i bimbi: ognuno adotta un lanciatore a piacere e gli insegna la differenziata. Ricordandogli che anche l’inchiostro della stampante, le vernici, le colle, tutta la roba chimica insomma, come pure i vecchi cellulari ed altri apparecchi elettronici, sono da portare all’isola ecologica.  Io ho la casa piena di roba che aspetto di capire dove portare e quindi ho cercato su Google Maps l’Ecocentro di Collepasso in zona industriale, ma non ho trovato il punto preciso. Immagino si possa trovare con una svolta a destra e una sinistra. In compenso sul sito del Comune ho trovato gli orari:

    Lunedì          09.00-12.00

    Martedì         09.00-12.00 / 16.00-18.00

    Mercoledì     09.00-12.00

    Giovedì        16:00 – 18:00

    Venerdì        09.00-12.00

    Sabato         09.00-12.00

    Domenica: chiuso

    Invece a questo numero verde 800-276611 il nonno Gino può chiamare la ditta Bianco che passerà comodamente da casa sua per i rifiuti ingombranti, compresi i residui delle potature. Il servizio è su prenotazione e il ritiro è gratuito, gratis, frei.

    Poi ci sarebbe anche l’Ecomobile, esiste o è stata una leggenda? Si fermava alle Poste.

    Può anche essere divertente il giro all’Ecocentro, se ci andiamo tutti poi si fanno quattro chiacchiere e la passeggiata con l’ape in campagna si può fare lo stesso dopo. La mia personale speranza sono i bambini, più vicini alla natura perchè la sentono madre, e quindi scommetto su di loro nell’educazione dei nonni.

  • Bollettino della settimana.

    Bollettino della settimana.

    Stasera mi sono trascinata alla tastiera come un condannato che si avvicina al patibolo. È stata una settimana intensa ma so già che se mettessi le mani in ogni singolo episodio, fatto e parola, finirei nel vortice anch’io e quindi sarò breve.

    È stata una comune settimana di politica in cui un amministratore si difendeva da un’opposizione e nel farlo, l’amministratore ha anche detto che il Comune non va avanti a suon di blog, intendendo sicuramente altri blog con più eco del mio. Fatto sta che mi son sentita tirare in causa e così son qui che mi tengo ben stretto il mio quarto potere.

    Procedo mesta a battere sulla tastiera e nel pensare ai fatti di questa settimana faccio un passo indietro al 12 febbraio. Sembra che la gogna nazionale a cui è stata esposta l’opposizione, grazie ad uno dei suoi membri, abbia innescato una catena di ritorsioni social contro la Sindaca. Io capisco la vergogna e il bisogno di rivalsa, ma non sarebbe stato più semplice e opportuno chiedere scusa per quanto detto piuttosto che rincarare la dose e continuare a scavarsi la fossa? Tra l’altro con contenuti che non funzionano e non convincono. Laura parla in piazza, si difende e convince, non solo perché la sua retorica la sera del 12 marzo era particolarmente in forma, ma anche perché è stato fin troppo facile smontare le accuse.

    Mi è sembrato come vedere una madre che becca i suoi figli a rotolarsi nel fango di nuovo e sa che dovrà fare l’ennesima operazione smacchiante dell’erba appicciata ai vestiti e non ne può più. Mi ha fatto questa specie di tenerezza. Laura ribadisce in piazza il suo impegno e la sua buona fede e francamente a me, di questa settimana, voglio ricordarmi solo questa frase.  

    Certo, non ha toccato tutti i punti; proprio adesso che scrivo è stata pubblicata la lettera della Comandante accusata dalla Sindaca pubblicamente. È uno scivolone, forse dovuto all’impossibilità di aprire un file, da cui bisognerà risollevarsi e chiedere scusa, ma proprio non ce la faccio a penalizzare il suo lavoro per questo. E poi ci sono sicuramente altri punti poco chiari ma, come dicevo all’inizio, ho deciso di non mettermici su ogni singolo episodio, fatto e parola.

    Io dopotutto sarò sempre quella che cammina per strada e osserva le cose come accadono; da quando sono nata ho visto ridipingere l’edificio pubblico in via Avv. Longo fuori dalla mia finestra molte volte. I cantieri sono il punto di inizio, non di arrivo. Li osservo, al massimo ne scrivo, ma non posso fare altro che affidarmi alla maggioranza rimasta, auspicando per loro un buon lavoro di squadra e non di persona. Mi stringo a Laura quando dice che è al suo primo mandato e dopo un anno e mezzo ha già fatto tanto. Se penso al mio primo anno e mezzo di lavoro non posso che esserle solidale.

  • Facciamo due tiri.

    Facciamo due tiri.

    Non in quel senso! Mo ti spiego. L’ultimo post mi ha lasciato un po’ di amarezza perché è stato un po’ tanto sincero e un po’ poco diplomatico per una come me che cerca di trovare sempre il lato positivo delle cose. La mia incapacità diplomatica sui pois mi ha fatto fibrillare per le prime ore dopo la pubblicazione. E ho imparato (prima lezione) che non è emotivamente facile scrivere quello che si pensa, pubblicamente. Perché poi i commenti arrivano. Io dico sempre quello che penso ma su scala molto ridotta, invece, su altre scale, essere sinceri ha altri significati e responsabilità.

    Tra i primi commenti che ho a disposizione per fare auto-critica ci sono quelli del mio compagno, Antonio, costretto a leggere immediatamente i miei articoli. I suoi feedback sono interessanti da ascoltare perché adora contraddirmi. Lo sanno i nostri amici che a qualche cena hanno dovuto assistere ai nostri dibattiti. Iniziano a muovere la testa a destra e sinistra, a destra e a sinistra, mentre seguono i nostri botta e risposta in sacro silenzio, tipo partita di tennis. Questo blog aggiunge simpaticamente materiale a tutto ciò. Gli ultimi martedì ha subìto i miei ritiri serali sul blog e i mercoledì ha ri-subìto le mie fibrillazioni. Infatti, tutto ciò che leggete qui è scritto e vissuto col cuore, prima, durante e dopo. 

    In generale i feedback sono importanti in qualsiasi mestiere. A lavoro quando consegno un file, nella migliore delle ipotesi ricevo un “grazie” per email. Ma grazie si dice a chi ti passa il sale a tavola non quando ti consegnano un excel grande quanto un lenzuolo. Nessun progetto sarà fatto mai o bene o male, sarà fatto bene al 50, 60, 80 per cento e se tu non me lo dici io non posso migliorarlo, anche se l’ho fatto al meglio delle mie possibilità. Per dare un feedback su qualcosa bisogna che la si noti, la si studi, se la si vuole comunicare, facendo in modo che tutti i dibattiti diventino una sana partita di tennis.

    Quando Antonio mi ha conosciuto, gli capitò di leggere “Il primo Passo” e ogni volta che parlavamo di Collepasso mi diceva : “Ah Collepasso, dove le persone rallentano quando piove, per non bagnare i passanti con le pozzanghere”; lo dice con tono ironico ma incuriosito. Detto o no con ironia, la prima immagine che avevo fatto nascere in un non-collepassese era di un paese gentile e quindi avevo tutto sommato centrato l’obiettivo.

    Poi, è arrivato l’articolo perfido. Però, anziché rimanerne sorpreso, ha detto che si è annoiato. Ah! Questa sì che è bella! C’erano troppi riferimenti ad autori e designer e opere che non interessano a nessuno. In effetti l’interesse di Antonio per l’architettura è più funzionale che artistico, per non dire nullo. E così ho tagliato alcuni passaggi, per questo e altre considerazioni dell’ultimo minuto. Poi capitò che mercoledì sera, durante una passeggiata nel centro storico di Trani senza un obiettivo particolare, ad un certo punto mi dice: “Guarda questo palazzo com’è originale!”. Io prima gli lancio un’occhiata per capire se fosse ironico, poi alzo il naso e vedo un palazzo del Settecento alto due piani e lungo un isolato, in pietra di Trani giallastra come la nostra. Sulla facciata avevano lasciato sporgere delle file di mattoncini che si alternavano in forme di rettangoli e rombi. Era molto originale. Per essersi annoiato, qualcosa in lui era successo.

    Quindi ho imparato (seconda lezione) che al di là della mia opinione, posso supporre che chi legge qualcosa che riguarda una strada che percorre ogni giorno, venga portato a giudicare secondo la sua opinione, semplicemente perché qualcuno lo ha invitato ad una partita. Forse questo blog, se non sarà sempre positivo, combatterà l’indifferenza, o la noia di certe cose. Io sono stata una indifferente al mio paese. Però un giorno un caro amico mi ha chiamato e mi ha chiesto se volessi parlare del mio paese: quello è stato il mio invito alla partita, da cui è nato questo blog. E adesso che io ho scritto e tu stai leggendo, ci sentiamo entrambi più coinvolti nella comunità e tanto basta. Stiamo già creando ricchezza.

    Ci sono un paio di partite che mi interessano e a cui ti invito questa settimana. Il concorso tra architetti per la riqualificazione della zona industriale.  E poi la riqualificazione culturale e sociale del Palazzetto dello Sport e riqualificazione energetica finanziata dal Dip. per le Pari Opportunità della PCM (progetto “Ti porto in centro”). Mi interessano perché guardarmi intorno e vedere ordine e bellezza mi piace. Abbandono e disinteresse no. I lati positivi: un Palazzetto dello Sport che prende vita, autosufficiente con proprio impianto fotovoltaico e anche il fatto che, quando vedremo un lampione accesso in paese, sapremo che il produttore di quella energia utilizza fonte rinnovabile. Dopodiché mi fermo qui. Io ho fatto il mio tiro.

  • Una mensa a pois.

    Una mensa a pois.


    Il 20 febbraio, nell’Auditorium delle scuole elementari, è stato presentato il progetto della mensa scolastica. Il PNRR della Next Generation sta regalando a Collepasso una mensa che verrà costruita proprio dove la maestra Olgiati parcheggiava la macchina, e io scendevo dalla sua macchina perché andavo a scuola con lei (un onore). Il decreto del MIUR del 2022 rientra nel “Piano di estensione del tempo pieno e mense”. Sulla base di questo piano, il MIUR ci dà 590.000 euro per trattenere i bambini a scuola. Non era il caso di rifiutare: “No grazie, noi abbiamo già la mensa diffusa” (le nonne).

    A me personalmente non piaceva restare a mangiare a scuola. La mensa ce l’avevo all’asilo e quando arrivava il sabato e pranzavo a casa ero felice. Però, non tutti i genitori possono riprendere i figli all’una. Non so quanti, ma anche fossero solo cinque bambini è bello che esista un servizio come la mensa scolastica. Insomma, non vedo tanti problemi nell’avere una mensa, l’importante è che sia facoltativa perché chi ha la preziosa fortuna di avere due genitori che tornano a casa per pranzo deve poter pranzare con loro.

    E poi, dire che la mensa non serve perché a Collepasso non ci sono bambini è un po’ come auto profetizzarsi la fine e quindi non si dice. Costerà di riscaldamento e personale? Sì, costerà e peserà sui collepassesi. Ma non credo che, operativa, possa costare più di uno o due euro per cittadino al mese. (Si accettano ipotesi di calcolo nei commenti).

    Al di là della discussione sulla mensa sì e mensa no e sulla sostenibilità economica, volevo solo scrivere della sua estetica (sorrido perfidamente).
    Il progetto della mensa ha la firma dello studio PGSpartners di Raffaele Grasso, classe 1967, di Galatina, laureato a Venezia, con studio ad Asola in provincia di Mantova. Si occupa da sempre di ampliamenti e riqualificazioni di edifici pubblici e, dai progetti in portafoglio, si capisce che è un esperto di appalti (beato lui).

    A parte il dejà-vu, in architettura ho sempre guardato ai buchi con sospetto.
    Di cerchietti in sequenza, concentrici, in linea o di sbieco ne abbiamo visti tanti negli anni Sessanta su vestiti e arredamenti, ma non è neanche questo che mi disturba. La sensazione è di contemporaneo, eppure già vecchio. Di lamiera forata si son lastricate le facciate di mezzo mondo e io proprio non sopporto che sia arrivata fino in Sud Corea e ritorno. In questo utilizzo che ne fa Grasso, la lamiera protegge la struttura dal caldo e dal freddo ma i buchi fanno trapelare almeno la luce, se la struttura principale fosse di vetro e spero che lo sia (cosa che non ho capito).  In ogni caso, sempre lamiera è. E questa è pure a pois.

     Negli anni Sessanta Mina cantava “Una zebra a pois” mica per caso. Negli anni Novanta c’è stato un richiamo ai fori nelle facciate, aperture tipo oblò, non funzionali solo estetiche. Poi, per la nostra gioia, all’inizio degli anni Dieci, i pois ritornano sulla scena del design, vedere il Pop-Up Store a Londra di Yayoi Kusama (2012). Ma Yayoi bisogna capirla, è stata la regina dei pois negli anni Sessanta, e se ce li ripropone lei è perché sa che cosa farne.

    Trovo che un’idea originale sia originale solo se rimane indosso all’artista, se viene replicata troppe volte alla fine sembra uscita dal cesto delle occasioni. Anche degli esagoni come le ex-mattonelle di piazza Dante sarebbero stati meglio dei pois. Almeno ci avrebbero ricordato vagamente la nostra storia. Siamo ancora in tempo?

    Esempi di lamiera forata a pois sono la facoltà tecnica dell’Università’ di Odense in Danimarca (2015), l’Incheon Children Museum in South Corea (2011), la sede di Den Braven nei Paesi Bassi, (2014), il Panama Diamond Exchange a Panama.
    Il mio unico augurio è che la lamiera forata non diventi una groviera arrugginita.
    Sono perfida, ma per il mio paese speciale questo progetto è un po’ troppo a pois, mi dispiace. Siamo in Salento non in Nord Europa. Avrei desiderato più studio e più immaginazione per i nostri bambini.

    Nota a valle dei commenti ricevuti post-pubblicazione: la mia è solo una critica ai pois, come dice il titolo. Non metto in discussione la professionalità degli autori ma la scelta. Ho messo mano all’articolo per questo perché se il messaggio che arriva oltrepassa quello che voglio dire è giusto metterci mano. No! Non è in discussione la professionalità, ma essendo un’opera d’arte, uno ci si mette davanti e ascolta le proprie sensazioni. Penso anche che la mensa sia giusta, vada fatta e che il progetto è contemporaneo. Poi mi dilungo un po’ sui pois ma gli architetti ci sono abituati alle critiche. Quando fu costruito il Centre Pompidou i Parigini lo volevano buttare a terra, adesso è il mio palazzo preferito e spero che anche la mensa lo diventi.

  • Carnevale.

    E’ l’ultimo giorno di Carnevale e ho passato tutta la settimana chiusa in casa col raffreddore. Pare che l’influenza quest’anno abbia questa forma, qualche decimo e solo un gran raffreddore. Coriandoli a parte, ho perso anche un fine settimana fuori porta in cerca di neve. Quindi, non dico che sono stata a fissare a braccia conserte un solo profilo facebook in attesa di vedere un post di scuse, ma quasi. Ero sinceramente fiduciosa ma niente.
    Invece delle scuse, ho dovuto leggere nuove imbarazzanti dichiarazioni oltre a quelle già ampiamente conosciute. Riporto: “(la Sindaca) veste i panni di vittima e mette in moto una devastante azione denigratoria su testate giornalistiche e persino televisive”. Caro concittadino, sulle testate nazionali ci si è messo lei con le sue mani, che per quanto vogliamo crederla importante, la nostra sindaca non lo è abbastanza da muovere tutti proprio tutti i giornali nazionali. Anche se li avesse chiamati uno a uno, i giornali hanno risposto volentieri, ben contenti di sbatterla in prima pagina. E aggiunge: “se un passaggio del mio intervento è stato interpretato male (…) me ne dispiace” . No, non si preoccupi non abbiamo interpretato, era tutto molto chiaro.
    Quando ho letto queste nuove dichiarazioni mi sono sentita come un minion afflitto. I bambini li conoscono, i Minions sono esseri piccoli e gialli che parlano una lingua che nessuno che non sia un minion può comprendere. Sono tanti e di buona volontà ma quando qualcosa non li riesce, abbassano le braccia penzoloni e se ne vanno dondolando di qua e di là. Un buffo e infimo stato.
    Mi sono chiesta se il mio ultimo post non sia stato troppo comprensivo. Mi pento di aver accostato certi modi al nostro passato patriarcale.  Certe volte è così, certe altre no. Alcuni modi sono più vicini all’arroganza del nuovo millennio. E su questo non ho proprio niente da dire.

    Per fortuna le mascherine che ho visto (in foto) in piazza mi hanno scaldato il cuore questa settimana. Ho intravisto un bambino vestito da crociato e un bambino vestito da ammiraglio col cappello nero e manto rosso. Li ho trovati molto eleganti e originali. Quando ero piccola negli anni 90 c’era questa moda degli incappucciati, un travestimento usato solo per dare fastidio senza farsi riconoscere. Devo a loro il mio terrore per il Carnevale. Io mi vestivo sempre da fatina con la bacchetta magica. Il vestito era sempre il solito modello, un anno rosa, un anno blu, ma quello era. Bacchetta magica di legno rivestito di carta dorata comprata in cartoleria con stella in cima e cappello di cono di cartone col volant in punta, fatto in casa. Ricordo che lo prendevo molto seriamente quel travestimento. Ma il bello era che eravamo vestite tutte uguali, era un vestito gettonatissimo tra le mie compagne di classe e tra le mie cugine. Eravamo tutte magiche e col potere, prima di diventare minion. Sono invece triste che i bambini si siano dovuti vestire da militari per ricordarci che la guerra è brutta. Grazie per averlo fatto ragazzi.

    Dato che questo articolo cade nel vuoto senza lieto fine, approfitto per ringraziare il caldo abbraccio di tutti coloro che mi hanno scritto questa settimana. Sono molto contenta dell’accoglienza e ringrazio tutti di cuore.

    Buon inizio di Quaresima.

  • Lettera d’Amore ai Collepassesi per San Valentino.

    Ancora adesso che scrivo sono un misto di “non mi va di farlo” e “massì potrebbe essere terapeutico”. Non s’inizia una lettera d’amore così però è la verità, non avevo voglia di affrontare l’argomento ma non sono riuscita a togliermelo dalla testa e quindi ho scelto, scrivo.

    Scrivo a causa del comizio che ha scandalizzato metà Collepasso e lasciato l’altra metà a dire “quante storie per due battute” e poi “fosse stato un sindaco uomo nessuno si sarebbe scandalizzato”. La mia lettera d’Amore è dedicata a tutte e due le metà.

    Il fatto è stato riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, La Repubblica, Il Fatto Quotidiano, LeccePrima, Alfemminile, Virgilio, Quotidiano di Puglia, Corriere Salentino, L’edicola del sud, Lecce Sette, FanPage, Libero, Rainews e altri siti minori (da adesso anche il mio). Il Corriere della Sera ha addirittura twittato un post con un primo piano di Laura. Tutti parlano di insulti sessisti. Chi ha combinato il pasticcio potrebbe essere lo zio di tutti noi e non me la sento di infierire, anzi, scrivo una  lettera d’Amore a tutti i Collepassesi nella giornata di San Valentino.

    L’Amore mio per i Collepassesi oggi prende più la forma di comprensione. Siamo tutti impastati di patriarcato. “Se fosse stato un sindaco uomo nessuno si sarebbe scandalizzato e sarebbe rimasto solo l’amaro della violenza verbale”. Vero. Però il sindaco è donna e il dubbio rimane. Da una parte credo che lo scalpore nazionale dell’evento dipenda dal fatto che abbiamo un Presidente donna e quindi fa più notizia di ieri, dall’altra, ci ha fatto bene vederci mettere in discussione.    

    E’ difficile distinguere battute sessiste da quelle che non lo sono. Minacciare di schiaffi è sessista? Ma certo che no. Però l’immagine di un uomo che prende a schiaffi una donna, sindaca o no, ci fa male. Ci viene il nodo alla gola. E non sarebbe lo stesso se minacciato di schiaffi fosse un uomo, perché immagineremmo una rissa come quelle in parlamento, che non fa più notizia. E se a “non godere mai” fosse un uomo, avrebbe quest’espressione lo stesso sapore di frigidità di cui si insultano le donne serie e professionali? No. Per me è una questione di sensazioni, non di frasario.

    Sono tantissime le sensazioni che provo nel fare e non fare, nel dire e non dire solo perché donna. Per me entrare da sola in un bar a Collepasso mi mette ancora a disagio. Sembrano quei posti dove entrare con i pantaloni da uomo è normale, entrare con la gonna un po’ meno. Nessuno mi ha mai detto esplicitamente che non si fa. È solo una “sensazione” di leggero imbarazzo. Perché i collepassesi si ricordano che, in un tempo non lontano, le donne che entravano in un bar eran viste male. O come quando da adolescente attraversavo la villa ed evitavo di passare davanti alla panchina dov’erano seduti “i maschi” perché non stava bene. Non ne parliamo proprio del fermarsi a parlarci. Una sera avevo fatto una passeggiata da casa della nonna alla villa fino al castello e ritorno. Sono stata rimproverata (da una donna) perché ero andata in giro da sola con un gruppo di maschi. Ma quei maschi erano miei cugini. E chi parlava lo sapeva. Avevo 13 anni ma comprendevo quel punto di vista. C’era, tra di noi, una generazione di differenza. E comprendevo che le nostre opinioni erano diverse per quel motivo, ma provai lo stesso vergogna per quella passeggiata e tornai a casa confusa e in colpa.

    A Milano, in ufficio, mi capitava di andare ad accogliere all’ingresso vari ospiti che venivano da noi per delle riunioni di lavoro; anche i due amministratori della società venivano alla porta. In ben tre occasioni, gli ospiti che entravano subito stringevano la mano ai due uomini e non a me. Ero ai loro occhi la segretaria a cui non serviva presentarsi (un po’ alla Checco Zalone in Quo Vadis). Mi guardavano, facevano un cenno del capo e filavano dritti in sala riunione, dove mi ritrovavano dall’altra parte del tavolo. Quando è successo la prima volta ci rimasi molto male insultandoli dentro di me. La seconda e la terza volta mi limitai a constatare la gravità della situazione lavorativa delle donne in Italia.   

    Insomma, essere donna è un bel grattacapo.  

    Ovviamente in nessuno di questi fatti c’era violenza verbale. Ma quando si ha un microfono in mano e l’adrenalina del pubblico che ascolta, fare il pasticcio è un attimo. Penso che certi pensieri, ereditati da tempi precedenti, esplodano violentemente, tant’è è faticoso l’esercizio di reprimerli, perché son conficcati dentro l’amore per coloro che ce li hanno trasmessi con battute e regole di comportamento. E’ per questo che bisogna affrontare il tema con Amore. E chi cade nella trappola può sempre chiedere scusa.

    La sensazione di cui parlo è stata trasmessa a tutti. Le frasi pronunciate nel comizio del 12 febbraio, che vi piaccia o no, sono dentro tutti noi. Ecco perché siamo divisi a metà tra il “non è poi così grave” e il “mi sento male a rivedere il video”.

    Io amo le generazioni che ci hanno preceduto. Ma con amore ringrazio quello che ci hanno insegnato e abbandono quello che è necessario adesso abbandonare.

    A te che mi hai accompagnato in questo sfogo fin qui, bisognerà ammettere che i nostri nonni non sempre avevano ragione e che ci hanno lasciato un’eredità patriarcale fastidiosa. Per quanto mi riguarda, io ringrazio con Amore e vado avanti.

    Oggi hai letto 923 parole d’Amore.

  • Il Primo Passo

    Collepasso 20 luglio 2021

    Cara Lettrice, caro Lettore,

    Ciao e benvenuto in questo blog (versione beta). Questa è una panchina virtuale di Collepasso, dove al momento, in questo articolo, seduta ci sono io e tu puoi sederti accanto a me a chiacchierare. E senza timore che uno spazio virtuale sia una minaccia allo spazio fisico, senza nulla togliere al piacere dell’incontro occhi negli occhi, per ora accomodati pure qui.

    Ho aperto questo blog perché oggi ho qualcosa da dirti. Ha preso la forma di una reazione, di un ritorno, immagino breve, una restituzione ad un luogo che per anni ho considerato un non-luogo, sbagliando. Perché qui ci sono cresciuta. Qui sono le mie fondamenta. Tutto il resto è stato arredamento d’interni. Quindi di fatto è IL luogo, il mio. E dal proprio luogo non si va mai via del tutto.

    Collepasso per me è il procedere lentamente ma profondamente, Collepasso non è mai superficiale. Ogni parola è pesata, le parole sono scelte con cura come una tazzina preziosa dalla credenza per l’ospite in soggiorno; ogni parola è pensata per chi la deve ricevere, perché lui/lei potrebbe offendersi. Collepasso per me è saper stare al mondo con educazione, quella che in città si perde subito quando ti scappa un vaffa contro un suv che ti ha inzuppato con una pozzanghera. Quando piove a Collepasso e cammino nelle nostre stradine strette, i Collepassesi rallentano per non bagnarti con le pozzanghere. Non credo sia solo buona educazione, credo che sia anche un po’ paura di essere riconosciuti, perché se inzuppi qualcuno a Collepasso, 100% ti riconosce e ti infama chiamandoti per nome. E’ il controllo sociale delle piccole comunità come la nostra e che mantiene in vita i valori anche quando vorremo fregarcene.

    Sono riuscita a venir via da un lock down soffocante in Lombardia a gennaio e la prima sensazione che ho provato camminando per le vie del paese, oltre alla sensazione in sé del camminare per delle vie, è stata sentirmi al sicuro. Purtroppo però oggi ho avuto la sensazione di soffocare di nuovo, peggio che nel mio piccolo appartamento di Milano. E la causa è stata una frase che mi ha turbato particolarmente, pubblicata su infocollepasso, dove l’autore afferma di aver sognato che le “potenziali candidate sindaco, ed altre (io sono nelle altre) si riappropriassero del naturale istinto femminile al bene primario dei figli” . 

    L’unico naturale istinto che ho sentito è stata la rabbia. IL mio luogo mi ferisce improvvisamente con un colpo basso. Mi toglie la certezza su cui baso il mio procedere nel mondo a partire da quello che ho imparato qui, dai miei genitori; in questo caso mi toglie le certezze che pensavo di avere come donna e che non corrispondono per niente a questa immagine. E se corrisponde per qualcuno dichiaro qui e subito che vorrei accompagnarlo a farsi un’altra immagine. Sarebbe un passo avanti secondo me, un passo mi auguro di fare insieme a te che sei arrivato fin qui a leggere.

    Questo blog nasce per amore di Collepasso e dei suoi abitanti. Chiunque è invitato a partecipare. Vorrei che ci parlassimo. Mi auguro di ricevere commenti, consigli, notizie, idee, chiacchiere, foto.

    Ma sempre con gentilezza, mi raccomando.

    Chiara Calò