Tag: LauraManta

  • Bollettino della settimana.

    Bollettino della settimana.

    Stasera mi sono trascinata alla tastiera come un condannato che si avvicina al patibolo. È stata una settimana intensa ma so già che se mettessi le mani in ogni singolo episodio, fatto e parola, finirei nel vortice anch’io e quindi sarò breve.

    È stata una comune settimana di politica in cui un amministratore si difendeva da un’opposizione e nel farlo, l’amministratore ha anche detto che il Comune non va avanti a suon di blog, intendendo sicuramente altri blog con più eco del mio. Fatto sta che mi son sentita tirare in causa e così son qui che mi tengo ben stretto il mio quarto potere.

    Procedo mesta a battere sulla tastiera e nel pensare ai fatti di questa settimana faccio un passo indietro al 12 febbraio. Sembra che la gogna nazionale a cui è stata esposta l’opposizione, grazie ad uno dei suoi membri, abbia innescato una catena di ritorsioni social contro la Sindaca. Io capisco la vergogna e il bisogno di rivalsa, ma non sarebbe stato più semplice e opportuno chiedere scusa per quanto detto piuttosto che rincarare la dose e continuare a scavarsi la fossa? Tra l’altro con contenuti che non funzionano e non convincono. Laura parla in piazza, si difende e convince, non solo perché la sua retorica la sera del 12 marzo era particolarmente in forma, ma anche perché è stato fin troppo facile smontare le accuse.

    Mi è sembrato come vedere una madre che becca i suoi figli a rotolarsi nel fango di nuovo e sa che dovrà fare l’ennesima operazione smacchiante dell’erba appicciata ai vestiti e non ne può più. Mi ha fatto questa specie di tenerezza. Laura ribadisce in piazza il suo impegno e la sua buona fede e francamente a me, di questa settimana, voglio ricordarmi solo questa frase.  

    Certo, non ha toccato tutti i punti; proprio adesso che scrivo è stata pubblicata la lettera della Comandante accusata dalla Sindaca pubblicamente. È uno scivolone, forse dovuto all’impossibilità di aprire un file, da cui bisognerà risollevarsi e chiedere scusa, ma proprio non ce la faccio a penalizzare il suo lavoro per questo. E poi ci sono sicuramente altri punti poco chiari ma, come dicevo all’inizio, ho deciso di non mettermici su ogni singolo episodio, fatto e parola.

    Io dopotutto sarò sempre quella che cammina per strada e osserva le cose come accadono; da quando sono nata ho visto ridipingere l’edificio pubblico in via Avv. Longo fuori dalla mia finestra molte volte. I cantieri sono il punto di inizio, non di arrivo. Li osservo, al massimo ne scrivo, ma non posso fare altro che affidarmi alla maggioranza rimasta, auspicando per loro un buon lavoro di squadra e non di persona. Mi stringo a Laura quando dice che è al suo primo mandato e dopo un anno e mezzo ha già fatto tanto. Se penso al mio primo anno e mezzo di lavoro non posso che esserle solidale.

  • Carnevale.

    E’ l’ultimo giorno di Carnevale e ho passato tutta la settimana chiusa in casa col raffreddore. Pare che l’influenza quest’anno abbia questa forma, qualche decimo e solo un gran raffreddore. Coriandoli a parte, ho perso anche un fine settimana fuori porta in cerca di neve. Quindi, non dico che sono stata a fissare a braccia conserte un solo profilo facebook in attesa di vedere un post di scuse, ma quasi. Ero sinceramente fiduciosa ma niente.
    Invece delle scuse, ho dovuto leggere nuove imbarazzanti dichiarazioni oltre a quelle già ampiamente conosciute. Riporto: “(la Sindaca) veste i panni di vittima e mette in moto una devastante azione denigratoria su testate giornalistiche e persino televisive”. Caro concittadino, sulle testate nazionali ci si è messo lei con le sue mani, che per quanto vogliamo crederla importante, la nostra sindaca non lo è abbastanza da muovere tutti proprio tutti i giornali nazionali. Anche se li avesse chiamati uno a uno, i giornali hanno risposto volentieri, ben contenti di sbatterla in prima pagina. E aggiunge: “se un passaggio del mio intervento è stato interpretato male (…) me ne dispiace” . No, non si preoccupi non abbiamo interpretato, era tutto molto chiaro.
    Quando ho letto queste nuove dichiarazioni mi sono sentita come un minion afflitto. I bambini li conoscono, i Minions sono esseri piccoli e gialli che parlano una lingua che nessuno che non sia un minion può comprendere. Sono tanti e di buona volontà ma quando qualcosa non li riesce, abbassano le braccia penzoloni e se ne vanno dondolando di qua e di là. Un buffo e infimo stato.
    Mi sono chiesta se il mio ultimo post non sia stato troppo comprensivo. Mi pento di aver accostato certi modi al nostro passato patriarcale.  Certe volte è così, certe altre no. Alcuni modi sono più vicini all’arroganza del nuovo millennio. E su questo non ho proprio niente da dire.

    Per fortuna le mascherine che ho visto (in foto) in piazza mi hanno scaldato il cuore questa settimana. Ho intravisto un bambino vestito da crociato e un bambino vestito da ammiraglio col cappello nero e manto rosso. Li ho trovati molto eleganti e originali. Quando ero piccola negli anni 90 c’era questa moda degli incappucciati, un travestimento usato solo per dare fastidio senza farsi riconoscere. Devo a loro il mio terrore per il Carnevale. Io mi vestivo sempre da fatina con la bacchetta magica. Il vestito era sempre il solito modello, un anno rosa, un anno blu, ma quello era. Bacchetta magica di legno rivestito di carta dorata comprata in cartoleria con stella in cima e cappello di cono di cartone col volant in punta, fatto in casa. Ricordo che lo prendevo molto seriamente quel travestimento. Ma il bello era che eravamo vestite tutte uguali, era un vestito gettonatissimo tra le mie compagne di classe e tra le mie cugine. Eravamo tutte magiche e col potere, prima di diventare minion. Sono invece triste che i bambini si siano dovuti vestire da militari per ricordarci che la guerra è brutta. Grazie per averlo fatto ragazzi.

    Dato che questo articolo cade nel vuoto senza lieto fine, approfitto per ringraziare il caldo abbraccio di tutti coloro che mi hanno scritto questa settimana. Sono molto contenta dell’accoglienza e ringrazio tutti di cuore.

    Buon inizio di Quaresima.

  • Lettera d’Amore ai Collepassesi per San Valentino.

    Ancora adesso che scrivo sono un misto di “non mi va di farlo” e “massì potrebbe essere terapeutico”. Non s’inizia una lettera d’amore così però è la verità, non avevo voglia di affrontare l’argomento ma non sono riuscita a togliermelo dalla testa e quindi ho scelto, scrivo.

    Scrivo a causa del comizio che ha scandalizzato metà Collepasso e lasciato l’altra metà a dire “quante storie per due battute” e poi “fosse stato un sindaco uomo nessuno si sarebbe scandalizzato”. La mia lettera d’Amore è dedicata a tutte e due le metà.

    Il fatto è stato riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, La Repubblica, Il Fatto Quotidiano, LeccePrima, Alfemminile, Virgilio, Quotidiano di Puglia, Corriere Salentino, L’edicola del sud, Lecce Sette, FanPage, Libero, Rainews e altri siti minori (da adesso anche il mio). Il Corriere della Sera ha addirittura twittato un post con un primo piano di Laura. Tutti parlano di insulti sessisti. Chi ha combinato il pasticcio potrebbe essere lo zio di tutti noi e non me la sento di infierire, anzi, scrivo una  lettera d’Amore a tutti i Collepassesi nella giornata di San Valentino.

    L’Amore mio per i Collepassesi oggi prende più la forma di comprensione. Siamo tutti impastati di patriarcato. “Se fosse stato un sindaco uomo nessuno si sarebbe scandalizzato e sarebbe rimasto solo l’amaro della violenza verbale”. Vero. Però il sindaco è donna e il dubbio rimane. Da una parte credo che lo scalpore nazionale dell’evento dipenda dal fatto che abbiamo un Presidente donna e quindi fa più notizia di ieri, dall’altra, ci ha fatto bene vederci mettere in discussione.    

    E’ difficile distinguere battute sessiste da quelle che non lo sono. Minacciare di schiaffi è sessista? Ma certo che no. Però l’immagine di un uomo che prende a schiaffi una donna, sindaca o no, ci fa male. Ci viene il nodo alla gola. E non sarebbe lo stesso se minacciato di schiaffi fosse un uomo, perché immagineremmo una rissa come quelle in parlamento, che non fa più notizia. E se a “non godere mai” fosse un uomo, avrebbe quest’espressione lo stesso sapore di frigidità di cui si insultano le donne serie e professionali? No. Per me è una questione di sensazioni, non di frasario.

    Sono tantissime le sensazioni che provo nel fare e non fare, nel dire e non dire solo perché donna. Per me entrare da sola in un bar a Collepasso mi mette ancora a disagio. Sembrano quei posti dove entrare con i pantaloni da uomo è normale, entrare con la gonna un po’ meno. Nessuno mi ha mai detto esplicitamente che non si fa. È solo una “sensazione” di leggero imbarazzo. Perché i collepassesi si ricordano che, in un tempo non lontano, le donne che entravano in un bar eran viste male. O come quando da adolescente attraversavo la villa ed evitavo di passare davanti alla panchina dov’erano seduti “i maschi” perché non stava bene. Non ne parliamo proprio del fermarsi a parlarci. Una sera avevo fatto una passeggiata da casa della nonna alla villa fino al castello e ritorno. Sono stata rimproverata (da una donna) perché ero andata in giro da sola con un gruppo di maschi. Ma quei maschi erano miei cugini. E chi parlava lo sapeva. Avevo 13 anni ma comprendevo quel punto di vista. C’era, tra di noi, una generazione di differenza. E comprendevo che le nostre opinioni erano diverse per quel motivo, ma provai lo stesso vergogna per quella passeggiata e tornai a casa confusa e in colpa.

    A Milano, in ufficio, mi capitava di andare ad accogliere all’ingresso vari ospiti che venivano da noi per delle riunioni di lavoro; anche i due amministratori della società venivano alla porta. In ben tre occasioni, gli ospiti che entravano subito stringevano la mano ai due uomini e non a me. Ero ai loro occhi la segretaria a cui non serviva presentarsi (un po’ alla Checco Zalone in Quo Vadis). Mi guardavano, facevano un cenno del capo e filavano dritti in sala riunione, dove mi ritrovavano dall’altra parte del tavolo. Quando è successo la prima volta ci rimasi molto male insultandoli dentro di me. La seconda e la terza volta mi limitai a constatare la gravità della situazione lavorativa delle donne in Italia.   

    Insomma, essere donna è un bel grattacapo.  

    Ovviamente in nessuno di questi fatti c’era violenza verbale. Ma quando si ha un microfono in mano e l’adrenalina del pubblico che ascolta, fare il pasticcio è un attimo. Penso che certi pensieri, ereditati da tempi precedenti, esplodano violentemente, tant’è è faticoso l’esercizio di reprimerli, perché son conficcati dentro l’amore per coloro che ce li hanno trasmessi con battute e regole di comportamento. E’ per questo che bisogna affrontare il tema con Amore. E chi cade nella trappola può sempre chiedere scusa.

    La sensazione di cui parlo è stata trasmessa a tutti. Le frasi pronunciate nel comizio del 12 febbraio, che vi piaccia o no, sono dentro tutti noi. Ecco perché siamo divisi a metà tra il “non è poi così grave” e il “mi sento male a rivedere il video”.

    Io amo le generazioni che ci hanno preceduto. Ma con amore ringrazio quello che ci hanno insegnato e abbandono quello che è necessario adesso abbandonare.

    A te che mi hai accompagnato in questo sfogo fin qui, bisognerà ammettere che i nostri nonni non sempre avevano ragione e che ci hanno lasciato un’eredità patriarcale fastidiosa. Per quanto mi riguarda, io ringrazio con Amore e vado avanti.

    Oggi hai letto 923 parole d’Amore.